LA RISERVA FARIO

articolo di Claudio Carrara pubblicato sulla rivista
Mosca & Spinning

Un bel percorso riservato alla pesca con gli artificiali nella splendida cornice dell’Appennino romagnolo dove, immersi in una natura ancora incontaminata, è possibile praticare una pesca di qualità con buone probabilità di catturare anche esemplari di ottima taglia.

Oramai della lunga estate calda non resta che un lontano ricordo, magari anche con un pizzico di nostalgia soprattutto nelle fredde mattine nebbiose, quando ripensi alle giornate passate lungo gli assolati raschi del fiume del piano o all’ombra sulle sponde del torrente in attesa del fresco della sera. Con l’avanzare dell’autunno e l’imminente arrivo dell’inverno anche la pesca entra nel torpore della stagione fredda e, fatta eccezione per alcuni fiumi da temoli che restano aperti alla pesca per tutto il periodo invernale, al pescatore a mosca non resta che dedicarsi a quelle attività che possono essere considerate collaterali come la costruzione delle mosche, il riordino dell’attrezzatura, partecipare ai numerosi raduni di pescatori, riguardare le foto della stagione trascorsa e … leggere Mosca & Spinning maledizione! Scherzi a parte in questo periodo dell’anno oramai non si parla più di appendere la canna al chiodo in quanto numerose sono le opportunità di pesca offerte dai vari laghi, o se preferite reservoir, destinati alla pesca con gli artificiali o esclusivamente alla pesca con la mosca, ambienti che se ben organizzati e gestiti correttamente possono offrire al pescatore giornate di pesca gradevoli considerando che queste trote, una volta ambientate, rappresentano un valido avversario sia in relazione alla difficoltà di cattura che nella difesa.
Nel panorama nazionale delle “still water” destinate alla pesca a mosca un posto di rilievo spetta senz’altro alla Parcolaghi, che con le numerose acque in gestione offre al pescatore sportivo un pacchetto veramente importante sia come assortimento che come qualità del prodotto. Situata nel cuore dell’Appennino romagnolo, in provincia di Forlì – Cesena a circa 700 metri slm la Parcolaghi è una realtà ormai consolidata che vanta un numero sempre maggiore di frequentatori; nata per coprire le esigenze della pesca sportiva nei vari settori, sta sempre più rivolgendo la propria attenzione alle sole esche artificiali, riservando a queste quasi l’intera disponibilità delle proprie acque cercando di favorire il “catch and release”.

UN COMPRENSORIO NATO PER I PESCATORI
La Parcolaghi che ha la sua sede ad Acquapartita, piccolo centro dove si trova il lago omonimo il più grande dei tanti gestiti da questa associazione, si estende su un territorio di circa 50 ettari con un totale di 22 laghi e laghetti di cui 14 aperti alla pesca mentre gli altri restano destinati all’accrescimento e alla riproduzione del pesce. La qualità è quindi la caratteristica che contraddistingue la gestione operata dalla Parcolaghi, qualità che si ritrova nel pesce immesso, nella cura dell’ambiente, nel rapporto con i pescatori, nei regolamenti ben lontani dai normali laghetti a pagamento.
Pescare a mosca in questo comprensorio significa avere la possibilità di scegliere tra ambienti notevolmente diversi tra loro, potendo spaziare dal lago di grandi dimensioni al piccolissimo laghetto con acqua cristallina dove si possono vedere nitidamente le sagome delle grosse trote che ciclicamente compiono il loro percorso alla ricerca di cibo. Questo significa anche la possibilità di poter utilizzare tecniche e attrezzature diverse in base all’ambiente, alle stagioni e al pesce che dovremo insidiare: nei laghi di Acquapartita e anche nel lago dei Pontini spesso avremo la necessità di dover posare la nostra insidia anche a notevole distanza, a volte dovremo utilizzare code affondanti per raggiungere la profondità giusta, mentre nei laghi della Riserva Fario, di dimensioni e profondità più contenute, l’azione di pesca sarà più condizionata dalla delicatezza e dalla discrezione.
Trote di diverse specie ( fario, iridee, lacustri ) salmerini, lucci, black bass, carpe, storioni etc. sono le prede che si possono insidiare nei laghi di questo comprensorio, tutti pesci selezionati, provenienti dai migliori allevamenti, che trovano in queste acque il loro ambiente ideale come afferma il Sig. Stefano Tinarelli, titolare della Parcolaghi, abile pescatore a mosca, che quando racconta dei “ suoi pesci “ si illumina di quella luce propria di coloro fanno le cose veramente con passione.

LA RISERVA FARIO
Si estende all’interno di un vasto parco naturale in un territorio coperto da boschi secolari, circondata da una natura ancora intatta; in effetti l’origine dei sei specchi d’acqua che formano questo percorso non deriva dall’intervento dell’uomo ma scaturisce da eventi del tutto naturali anche che, nel corso dei secoli, hanno comunque subito alcuni interventi finalizzati a modificarne parzialmente dimensioni e profondità e che comunque sono perfettamente integrati nell’ecosistema. La sensazione che si prova appena imboccato il sentiero che porta al primo laghetto, è di essere entrati in una fiaba, dove anziché pescatori armati di canna e stivali è più facile incontrare gnomi e folletti, come del resto narrano alcune credenze locali che indicano questa zona come regno di queste creature fantastiche che è possibile incontrare nelle notti di luna piena.
La riserva fario comprende sei laghi di varie dimensioni, dislocati in un percorso di circa un chilometro e mezzo dove, pescando non troppo rapidamente, si trascorre l’intera giornata di pesca in un posto sempre nuovo.
Dopo un paio di minuti di cammino si giunge al lago 1 o Lago delle Querce, forse il più piccolo, ma senz’altro uno dei più suggestivi: acqua cristallina che degrada rapidamente in una profonda buca che supera i 4 metri, circondato da alberi con di fronte una roccia a picco. Mentre ti avvicini attento, a piccoli passi, puoi vedere alcune grosse trote nuotare pigramente alla ricerca di cibo, con la trasparenza delle acque e facile vedere le loro mascelle aprirsi su invisibili prede.
Appoggiato ad un albero mi inginocchio e cerco la scatola delle piccole ninfe: le trote sono sotto meno di un metro, forse 50-60 cm, non c’è bisogno di una mosca troppo pesante, l’imperativo è non disturbare l’ambiente e anche l’impatto di una ninfa piombata può creare problemi in questo ecosistema in miniatura. Una G.R.H.E. su amo 16 con una piccola bead dorata dovrebbe andar bene, il tip non dovrà essere troppo spesso, un 5X fluorocarbon sembra un giusto compromesso tra la dimensione delle trote e la trasparenza dell’acqua, con estrema circospezione estraggo 5/6 metri di coda dal mulinello e attendo l’occasione buona per lanciare.
La pesca in questo laghetto deve essere effettuata a piccole dosi, non è certo il posto dove trascorrere allegramente la giornata in compagnia degli amici, due pescatori vanno bene uno è meglio, un disturbo modesto dell’ambiente mette le trote in allarme e le rende praticamente imprendibili, un disturbo più consistente le fa inabissare progressivamente sino a farle scomparire del tutto per una o anche due ore, si rivela quindi importantissimo limitare i lanci, e soprattutto i falsi lanci, al minimo indispensabile, facendo attenzione alla vegetazione circostante, utilizzando più che altro il roller.
Un buon metodo in questi casi è tenere nella mano sinistra la mosca e alcune spire di coda facendo attenzione a disporle correttamente in ordine di uscita, al momento del lancio iniziare ad allungare cedendo una spira dopo l’altra; a questo punto, se abbiamo calcolato bene la distanza, saremo pronti per effettuare la posa, in queste situazioni, se possibile, è bene tentare pesci a breve distanza per non creare disturbo in tutto il lago e avere ancora a disposizione qualche cattura.
Ecco dall’altra sponda sta arrivando un bellissimo esemplare di fario di circa cinquanta centimetri che deviando a momenti lateralmente si avvicina lentamente verso di me; di tanto in tanto apre la bocca per ghermire qualche microscopica preda, naviga regolarmente non più di mezzo metro sotto e adesso devia nettamente verso destra accelerando il nuoto: forse mi ha visto e sta cambiando direzione oppure segue una sua traiettoria … sono tentato di affrettare il lancio e provare subito ma l’esperienza mi ha insegnato che e meglio attendere ancora, magari si tranquillizza e risulta meglio disposta ad abboccare. Per un attimo la perdo di vista, un riflesso di luce mi impedisce di controllare quella parte di acqua, cerco di ritrovarla .. quando me la ritrovo a non più di due metri da me, appena sotto alla superficie che sta tranquillamente mangiando ninfe di chironomo credo. Immobile come Perseo dopo l’incontro con Medusa controllo i suoi spostamenti, non dovrebbe avermi visto, ormai sono talmente integrato nell’albero che un uccello potrebbe posarsi sulla mia spalla, lancio praticamente soltanto con il finale o poco più posando la ninfa un metro avanti al pesce leggermente alla sua sinistra, ondeggiando con la coda continua nella sua traiettoria, giunta all’altezza della mosca sembra ignorarla, la sposto impercettibilmente con un leggero movimento della canna, si gira e la prende senza esitare.
Cercando di tenerla il più possibile vicina cerco di combatterla utilizzando la flessibilità della canna più che la frizione del mulinello, è uno splendido esemplare maschio che stimo intorno al chilo e mezzo.
Nonostante i miei sforzi per mantenere il posto tranquillo non riesco a vedere altre trote in attività quindi non mi resta che aspettare un po' senza pescare in attesa che si ristabilisca la quiete nel piccolo lago.
Proseguendo il cammino si giunge sul lago n.2 ( Lago degli Abeti ), di dimensioni nettamente superiori si presenta di forma allungata e irregolare con una sponda piuttosto ripida dove è comunque possibile lanciare a patto di possedere una minimo di controllo di coda, nel lato opposto entra un piccolo ruscello di acqua limpidissima nel cui ingresso stazionano spesso pesci di buona taglia.
Qui l’acqua non possiede la limpidezza del precedente lago, le maggiori dimensioni poi e la sua stessa conformazione ci consento una pesca un po’ più rilassante con qualche margine di errore in più, questo non vuole assolutamente dire che ci sono pesci facili, ma che è possibile mettere in atto una strategia di pesca provando anche con tecniche diverse, senza bloccare l’attività di tutto il lago.
Questo specchio d’acqua risulta agibile al lancio per quasi i tre quarti del suo perimetro, anche se in alcune zone ci si deve un po’ arrangiare, la parte impraticabile è comunque a portata di lancio per cui avremo la possibilità di sondare tutte le eventuali postazioni.
Nelle giornate autunnali non troppo rigide si può assistere ad una discreta attività in superficie sia nelle ore centrali della giornata che al tramonto, molto valide risultano le imitazioni di chironomo con corpo scuro su ami 16-18, così come delle piccole sedge di colore nero su amo n.14, ottimi risultati si possono ottenere anche con delle sommerse sempre di colore scuro su ami 10-12 recuperate lentamente.
In assenza di segnali di attività in superficie la pesca che da maggiori risultati è la ninfa in profondità con uno piccolo strike indicator, a volte è produttivo un lentissimo recupero, a volte si ottengono risultati migliori lasciando la ninfa immobile. Sulla profondità di pesca con imitazioni sommerse sarebbe necessario aprire una parentesi piuttosto impegnativa essendo questa una delle componenti di maggiore importanza della pesca in acque ferme, ma questo riguarda in modo specifico laghi di maggiori dimensioni, come ad esempio il lago di Acquapartita o il lago dei Pontini per restare in questo comprensorio, in realtà la dimensione dei laghetti della riserva fario attenua molto la necessità di ricercare costantemente la profondità di stazionamento delle trote, limitando quindi quasi sempre la nostra azione alle code galleggianti, essendo sufficiente in caso di necessità ricorrere ad artificiali un po’ appesantiti.
Per il lago 3 o Lago del Canneto vale più o meno quanto detto per quello precedente essendo molto simili. A questo punto del percorso, per raggiungere la prossima zona di pesca, è necessario attraversare un bosco di abeti costeggiando il ruscello che unisce il lago 3 al 4. Camminando su un tappeto di aghi si scende per circa 10 minuti sino a giungere a un piccolo guado ( si effettua sopra alle pietre ) in prossimità del lago 4 o Lago degli Ontani: è il più grande della riserva Fario, di forma rettangolare piuttosto regolare, è circondato da alberi per quasi tutto il suo perimetro, la profondità va dal metro e mezzo ad un massimo di 6 metri.
A parte qualche Black Bass la sua popolazione risulta composta da trote fario di taglia che può variare dai 400 grammi sino a oltre 5 kg, dalla splendida livrea e in ottime condizioni ad iniziare dalle pinne, uno dei maggiori problemi dei pesci di immissione; quanto affermato si può dedurre anche dalla strenua difesa che oppongono una volta allamate mettendo veramente a dura prova la qualità delle nostre attrezzature. In questo lago è possibile effettuare con successo tutte le tecniche: dalla mosca secca allo streamer a seconda del momento e anche delle preferenze personali, nell’arco della giornata si presenta spesso la necessità di cambiare sistema di pesca, soprattutto profondità, per cui potrebbe risultare utile avere a disposizione anche una coda ad affondamento non troppo rapido ( grado II o III ) da utilizzare esclusivamente quando le trote stazionano negli strati più bassi. Giunti sul posto consiglio anche qui di non iniziare subito a lanciare a casaccio producendo solo disturbo, ma osservare attentamente quanto sta accadendo, magari aiutandosi con lenti polarizzanti, considerate sempre che una bollata sporadica o comunque una salita in superficie non significa che le trote bollano quindi non giustifica l’utilizzo di mosche secche, la pesca in superficie risulta produttiva quando l’attività è consistente e si vedono molte trote nuotare in prossimità della superficie, in caso contrario conviene andarle a cercare in profondità, iniziando prima appena sotto poi a mezz’acqua, se non reagiscono positivamente a mosche sommerse o ninfe si può provare con uno stramer di colore nero tipo woolly bugger su amo n.8, comunque questa è un’ipotesi abbastanza remota considerando la popolazione di trote presente.
La tecnica che preferisco in questo lago è la sommersa con coda galleggiante o intermedia con due imitazioni di taglia 14 e 10, di colore scuro, recuperate lentamente, anche se la pesca a mosca secca a vista risulta molto emozionante: è necessario avvistare la preda che deve essere posizionata appena sotto la superficie, senza agitarsi troppo effettuare il minimo dei falsi lanci necessari possibilmente fuori dal cono visivo del pesce, posare la mosca non più di mezzo metro avanti al pesce utilizzando almeno un metro di shooting, è molto importante effettuare una posa molto delicata per non allarmare la trota e poter disporre di una seconda possibilità.
Nelle immediate vicinanze si trova il Lago 5 o delle Radici, di recentissima apertura, abbastanza infrascato, non troppo profondo con poche postazioni utili per il lancio ma molto suggestivo e, tornando verso la macchina, il lago 6, piccolo e poco profondo con presenza di diverse trote di buone dimensioni di vecchia immissione, particolarmente astute e molto divertenti da insidiare anche in superficie.

L’ATTREZZATURA
Come avrete capito nella riserva fario non si pratica la pesca classica “still water” con lunghe e potenti canne, rimanendo più vicina a quella che si effettua normalmente in fiume sia come artificiali che come attrezzatura in generale.
Considerando le vegetazione presente preferisco una canna tra 8’ e 8’6”, la 9’ crea più problemi che vantaggi, per coda 5, giusto compromesso tra potenza e delicatezza di posa, con cui riusciremo a coprire tutte le situazioni, con un’azione non troppo di punta per facilitare i roller e proteggere il sottile tip cui a volte è necessario ricorrere, un mulinello caricato con una 5 galleggiante e uno con una affondante, qualche terminale in trafilato conico di lunghezza da 12 a 15 ft. con diametro di punta 5X, due bobine di nylon di diametro più sottile.
Circa gli artificiali vanno benissimo ninfe di colore scuro di taglia 10 - 12 anche con bead oro per la pesca in profondità, ninfe più piccole per anche di colore giallo o marrone, mosche sommerse di tipo inglese come la Black Pennel, Butcher, Alexandra etc., per le dry ottime le imitazioni in cdc di colore chiaro su amo 18 – 20, chironomi scuri sempre piuttosto piccoli, qualche sedge in cervo su amo 12 da usare in recupero e in primavera anche coleotteri in foam di buona taglia.
Non servono stivali sono sufficienti scarponcini tipo trekking possibilmente impermeabili con cui risulta più agevole e piacevole spostarsi lungo la riserva.

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